Imbattersi nella ristrutturazione o nella nuova realizzazione di uno spazio è una sfida avvincente che mette il Cliente in prima linea nella definizione degli interventi. Che si mastichi o meno un pò di materia in arredamento, architettura o edilizia, ci si trova sempre a condurre le redini del gioco, perchè in fondo, il mestiere dell’architetto ha sempre avuto il suo fascino ed è lecito a chiunque togliersi la soddisfazione di vedere realizzato ciò che si è ideato. Dall’altra parte ci siamo noi, architetti, eredi di uno pseudonimo di figura complicata, arrogante, introversa ed estroversa al tempo stesso, dal completo scuro sotto gli occhiali colorati. Noi che non ci ingelosiamo se qualcuno vuol soffiarci il mestiere, anche solo per un attimo, perchè del resto è solo mettendosi nei nostri panni che ci si rende conto del nostro valore effettivo.
Negli ultimi decenni la figura professionale dell’architetto è stata fortemente depauperata da quegli attributi rappresentativi di un’icona del gusto, della raffinatezza, della proporzione, capace di tradurre uno spazio in uno scenario artistico e sorprendente. In questi anni ci siamo occupati di rincorrere il nostro sviluppo tecnologico, di rinvigorire il nostro aggiornamento tecnico, di cavalcare l’onda di appetibili normative sul rilancio del settore edile, trascurando la nostra affezione al tema della progettualità. Il risultato è tangibile. Ci si soffermi solo a valutare la qualità delle architetture contemporanee sulle nostre città. Sono poche, fugaci e disadorne. Non importa quale sia la scala, ma il comune denominatore sembra essere proprio la mancanza di progettualità.
Sia chiaro, non è che gli architetti si siano imbattuti di concerto ed improvvisamente in una profonda crisi creativa che ha impedito la loro espressività. E’ il periodo storico.
Nonostante la nostra mutazione noi architetti confidiamo in un ritorno alla centralità dell’architettura. Vogliamo spostare l’ago della bilancia sui valori etici dello spazio progettato, tramandatoci dai grandi maestri dell’architettura del passato, rimaneggiando al minimo indispensabile la contaminazione burocratica e la rincorsa allo sgravio fiscale.
L’architetto non è una figura da evitare, da by-passare, quello a cui ci si rivolge al momento della firma. Al contrario, all’architetto spetta condividere i vostri sogni e i vostri problemi, le vostre intenzioni e le vostre incertezze, nella consapevolezza costante che ciò che si realizza e si trasforma è il luogo in cui il Cliente vive le proprie esperienze quotidiane. ragion per cui invito chiunque ad affidarsi ad un architetto per rendere la propria esperienza di progettazione vincente, senza rinunciare alla soddisfazione di essere architetti partecipi, voi stessi, anche solo per un giorno..
di Giorgio Magagnino
